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sabato 7 settembre 2013

La Siria e la terza guerra mondiale: cosa sta succedendo?

di Massimo Fini

“La politica di potenza imperiale che gli Stati Uniti stanno esercitando a tamburo battente da quando non c’è più il contraltare dell’Unione Sovietica, e hanno quindi le mani libere, si maschera dietro questioni morali. La Siria è un Paese che dà fastidio, perché legata all’Iran, che è l’arcinemico, non si capisce poi bene il perché, degli Stati Uniti e di Israele. Tra l’altro non si sa affatto se Assad ha usato armi chimiche, ci sono gli ispettori ONU per questo, o l’ONU non conta nulla? Evidentemente non conta nulla perché quando serve c’è il cappello ONU, se non c’è il cappello ONU si aggredisce lo stesso. Questo è avvenuto in Serbia nel ’99, in Iraq nel 2003 e in Libia recentemente. Tutte azioni e aggressioni senza nessuna copertura ONU. Si dovrebbe per lo meno aspettare la relazione degli ispettori. C’è un precedente che dovrebbe consigliare prudenza, non dico agli Stati Uniti che non ne hanno, ma ai suoi alleati, ed è quello dell’Iraq, dove sostenevano che Saddam Hussein avesse le armi chimiche, di distruzione di massa, e poi non le aveva. Certo, lo sostenevano perché gliele avevano date loro a suo tempo, gli Stati Uniti, in funzione anti sciita e anti curda, però non le aveva più perché le aveva usate ad Halabja, gasando cinquemila curdi.

Chi sta combattendo in Siria?


Da una parte c’è il governo di Assad che, fino a prova contraria, è un governo legittimo, rappresentato all’ONU, e dall’altra parte c’è un coacervo di forze tra le più disparate, è difficile anche per gli analisti più attenti capire chi sono, sono tanti segmenti. Non Al Qaeda, che non esiste, ma ci sono gli jihadisti che sostengono una guerra totale all’Occidente, per esempio. Quindi l’intervento sarebbe controproducente, ma siccome gli americani si sono erti a poliziotti del mondo, che decidono chi ha torto e chi ragione, questo li spinge a intervenire comunque. Tra l’altro questa superiorità morale degli americani… John Kerry ha detto che quello che avviene in Siria è una oscenità morale, beh, l’oscenità morale secondo me è degli Stati Uniti. Chi ha usato veramente le armi di distruzione di massa? Parliamo del ’900 e di adesso: gli Americani a Hiroshima e Nagasaki. C’è da tenere presente che Nagasaki, cosa che non si sa, fu bombardata tre giorni dopo Hiroshima, per cui si sapeva che strage si faceva con la bomba atomica. Questo diritto morale degli americani di intervenire ovunque, non è una storia che nasce oggi, nasce per lo meno dalla Serbia, cioè dal ’99, continua con l’Iraq, con la Libia, senza contare le due aggressioni alla Somalia, una nel 2002 e l’altra attraverso l’Etiopia nel 2008 – 2009.

Chi finanzia i ribelli?


Li finanziano l’Arabia Saudita, la Francia, gli stessi Stati Uniti. Siccome utilizzano la loro potenza dietro lo schermo della moralità, il fatto che sia possibile che Assad abbia usato armi chimiche li costringe a intervenire, Obama aveva tracciato una linea rossa, ma chi lo autorizza a tracciare linee rosse in altri paesi? Gli americani hanno sfondato un principio di diritto internazionale che era valso fino a qualche decennio fa, della non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano. I diritti umani sono il grimaldello con cui in realtà intervengono dove vogliono e quando vogliono, anche perché non hanno più contraltare, la Russia non è più una superpotenza.

Siamo costretti a rimpiangere tutto, anche la vecchia e cara Unione Sovietica, perché almeno faceva da muro alla poi potenza di costoro. La cosa curiosa, che in questa diciamo compagnia di gente molto morale, molto democratica, c’è l’Arabia Saudita che è nota per essere un Paese rispettoso dei diritti umani, soprattutto quelli delle donne, quindi già questo dice quale sia la vera situazione?

Gli inglesi hanno responsabilità enormi in Medio Oriente, se tu vai, per esempio, aTeheran senti dire morte agli inglesi, comprendono anche gli americani, ma in particolare gli inglesi, perché? Perché hanno fatto il bello e cattivo tempo per un secolo in quella regione, potenza coloniale come erano. Mi ricordo che il sindaco di Londra, Livingstone, molto amato dai sui cittadini, dopo gli attentati londinesi, di qualche anno fa (attribuiti a Al Qaeda, in realtà erano terroristi locali) disse “Sì, certo, gli attentati terroristi sono inaccettabili, però se gli arabi avessero fatto in Gran Bretagna quello che abbiamo fatto noi per un secolo nel mondo arabo io sarei un terrorista inglese“.

Gli inglesi marciano di conserva con gli americani, si può anche capire per i legami, quello che non si capisce è la Francia, con queste sue idee di grandeur che abbiamo visto quanto valessero durante la seconda guerra mondiale, la linea Maginot aggirata in cinque giorni. Adesso che può agire liberamente siano socialisti, come Hollande, o conservatori come Sarkozy fa una politica di potenza.

In Libia è stata soprattutto la spinta francese a combinare il disastro, perché sparito Gheddafi si sono scatenate faide interne di tutti i tipi. Le armi di Gheddafi sono finite ovunque, poi i francesi sono intervenuti in Mali perché gli islamisti stavano conquistando il Mali e questo non gli andava bene perché il dittatore maliano era un loro alleato.

La superiorità tecnologica occidentale permette di tutto. Lo scandalo maggiore (non è argomento di questa conversazione) è l’Afghanistan, dove da 12 anni il segretario di stato americano John Kerry ha detto che dopo questa vicenda di Damasco, di questo quartiere, vedendo il padre che cercava di salvare i figli si è messo a piangere. Perché non piange per le migliaia di bambini e bambine uccisi in Afghanistan per a bombardamento dissennati della Nato, americani in testa, di cui noi peraltro italiani siamo complici!


Possibili sviluppi?


Se intervengono militarmente il rischio è che si scateni la terza guerra mondiale, perché credo che l’Iran, alleato della Siria, non resterà inerte, e anche la Russia non potrà rimanere ferma e comunque si incendia tutta la regione. Tutti questi interventi si sono sempre risolti in altri massacri, prendiamo l’Iraq, l’intervento americano ha causato direttamente o indirettamente tra i 650 mila e 750 mila morti! Il calcolo è stato fatto molto semplicemente da una rivista medica inglese che è andata a vedere i decessi durante l’epoca Saddam e i decessi durante il periodo dell’occupazione americana e quindi la cifra più o meno è questa. Quello che è peggio è che avendo squinternato questo paese si è scatenata una guerra tra sunniti e sciiti che causa centinaia di morti la settimana, di cui nessuno parla, perché intanto chi se ne frega! Ormai gli occupanti americani non ci sono più.

Quindi ogni intervento cosiddetto umanitario si risolve in una strage umanitaria. E’ quello che è successo quando intervennero gli americani e parte degli europei nella guerra Iraq – Iran. Gli iraniani stavano per conquistare Bassora che avrebbe voluto dire la caduta immediata di Saddam Hussen. Si disse che non si poteva permettere alle orde iraniane di entrare a Bassora, perché quelle degli altri sono sempre orde, che cosa ha causato questo intervento?

La guerra che sarebbe finita nell’85 con un bilancio di mezzo milione di morti è finita tre anni dopo con un bilancio di un milione e mezzo di morti. Saddam Hussein che sarebbe caduto all’istante con la conquista di Bassora è rimasto in piedi pieno di armi fornite dagli Stati Uniti e dagli occidentali. Che cosa fa una rana con un grattacielo di armi sopra? La rovescia nel primo posto che gli capita, quindi Kuwait e quindi Prima Guerra del Golfo.

La storia dei missili intelligenti è grottesca. La prima volta che comparvero questi bombe chirurgiche, missili intelligenti, fu nella Prima Guerra del Golfo, nel ’90, ebbene questi missili intelligenti e bombe chirurgiche hanno fatto 166 mila morti civili, di 33 mila bambini, che non sono meno bambini dei nostri bambini. E’ un dato che continuo a ripetere, quando posso, è un dato accertato, perché è uscito da una fonte insospettabile, che è il Pentagono. E questi sono i missili intelligenti e gli interventi mirati? Non si può credere agli americani né sulle armi chimiche, perché c’è il precedente Iraq, e non si può credere ai missili mirati perché mirati non sono affatto.


L’intervento è illegittimo da tutti i punti di vista. C’è sempre la storia dei due pesi e due misure. In Egitto un governo eletto democraticamente è stato abbattuto dall’esercito finanziato dagli Stati Uniti da sempre, per cui c’è stato un colpo di Stato, ma lì si sta zitti, perché i Fratelli Musulmani non sono nostri amici, anche se non sono affatto estremisti. Secondo me nelle guerre civili bisognerebbe che fosse il verdetto del campo a decidere, a un certo punto se Assad è effettivamente detestato dalla sua popolazione prima o poi cade, deve essere il campo a decidere, ma qualunque intervento esterno in realtà non fa che aggravare e complicare la situazione. Perché poi gli uni portano le armi a quelli, gli altri a quelli altri e così via e la cosa si prolunga invece di finire in tempi ragionevoli.

Le uniche soluzioni lecite sono quelle diplomatiche, quando si possono fare, se non ci sono le due parti hanno diritto di battersi.Adesso non c’è neanche più il diritto di battersi. Io non so se in Siria abbia più ragione Assad a difendere il suo potere o gli altri a volerlo abbattere, è il campo che deve decidere, perché sennò si creano sempre situazioni totalmente provvisorie. È come la Bosnia, appunto, che può esplodere in ogni momento, perché è stata una soluzione totalmente artificiale, anche se questo è un altro discorso.”

Fonte: http://www.beppegrillo.it/2013/08/la_siria_e_la_terza_guerra_mondiale_-_massimo_fini.html

domenica 1 settembre 2013

La favola del pescatore di salmoni



Uscito su "Il Gazzettino" il 19/10/2007

Fa piacere commentare, una volta tanto, una bella storia. Ci arriva dalla Scozia profonda e il nostro giornale - l'unico, mi pare - ne ha dato conto nei giorni scorsi. Ma val la pena di ripercorrerla per i lettori cui fosse sfuggita. Dunque, la storia è questa. Il supermiliardario americano Donald Trump, come se i soldi che ha non gli bastassero, come se non glioccorressero dieci vite per poterseli godere, si è lanciato nell'ennesima speculazione.
Ha comprato un vastissimo terreno sulla costa scozzese, a Balmedie, a nord di Aberdeen, e vi sta costruendo un enorme campo da golf, un albergo a cinque stelle (il Trump International Resort) e tutti i lussuosi annessi e connessi che accompagnano questo tipo di insediamenti. Ma ha fatto i conti senza l'oste. Che in questo caso si chiama Michael Forbes, un pescatore di salmoni di 55 anni che è proprietario di nove ettari di terreno su cui vive, insieme a polli, galline, oche, conigli, con la vecchia madre 83enne, lui in una modestissima casa, lei addirittura in una roulotte. E la sua proprietà Forbes non la vuole vendere. Il guaio è che quei nove ettari tagliano proprio a metà il progettato e favoloso campo da golf e sono inoltre essenziali per tutta la logistica dell'insediamento.
Quando gli emissari di Trump si sono trovati davanti al no di Forbes, un pescatorucolo la cui esistenza non avevano nemmeno messo in considerazione, si sono messi a ridere. Sapevano che il magnate aveva argomenti molto convincenti. E infatti Trump ha innalzato gradualmente l'offerta fino a portarla a una cifra venti volte superiore al valore economico del terreno. Ma non c'è stato niente da fare. Ha spiegato Forbes al Guardian: " Per me questo posto non ha prezzo. Non lo venderei mai. Tutta la mia famiglia viene da qui. Mio nonno pescava qui, mio padre pescava qui e così anche mio zio. Io sono l'ultimo e custodirò questo luogo". Una bella lezione per il magnate americano, abituato a ragionare in dollari, in euro, in sterline, in barili di petrolio. Non tutto è denaro. Non tutto si può comprare con il denaro.

Ci sono valori, per quei pochi ancora che li custodiscono e li onorano (magari ormai solo, in Occidente, nella remota e tradizionale Scozia), che non hanno prezzo: l'identità, la dignità, il senso. Vivendo della propria abilità di pescatore e della perizia di allevatore, sulla terra dei propri avi, l'esistenza di Michael Forbes ha una dignità e un senso, con le tasche piene di dollari e una camicia a fiori a Miami Beach li perderebbe. Di fronte al no, per lui incomprensibile, di Forbes, Donald Trump ha reagito nel solo modo in cui sono capaci questi individui: con la violenza dell'economico. Ha scagliato contro il pescatore le televisioni e i giornali locali perché sostengano che Forbes danneggia lo sviluppo della zona.

Ma forse anche gli altri abitanti di Balmedie hanno capito che un complesso come quello progettato da Trump, oltre a distruggere l'equilibrio della loro terra, su cui hanno vissuto serenamente per secoli, porta un benessere solo apparente. Se infatti il progetto di Trump dovesse andare comunque in porto i prezzi nell'intera zona salirebbero alle stelle e quella gente da povera, ma dignitosa, che era, diventerebbe miserabile, come è successo a tutte le popolazione del Terzo Mondo dove abbiamo portato il cosiddetto 'sviluppo'.

di Massimo Fini